Tra l’antipasto e il conto

scritto da Vrilly
Scritto 22 ore fa • Pubblicato 5 ore fa • Revisionato 5 ore fa
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Ci sono storie che non ti aspetti di vivere, figurati di raccontare. L’amore è universale!!
- Nota dell'autore Vrilly

Testo: Tra l’antipasto e il conto
di Vrilly

Pronto! Ciao, come va?
Hai tempo? Ti devo raccontare ciò che mi è successo. Sì, questa storia te la devo proprio raccontare. Allora...

...Ero a pranzo. Io e me medesima, lo sai no, compagnia che da un po’ frequento in solitaria. Pranzavo contenta, quando, a un certo punto, con la coda dell’occhio, vedo arrivare due ragazzi che fanno accomodare al tavolo di fianco al mio. Non li guardo direttamente, per non essere sfacciata; li noto con la coda dell’occhio, ma così, di sottecchi, mi sembrano bellissimi e altissimi.

È una coppia. Giovani. Trentacinque anni al massimo, a voler esagerare. Mi conosci: se voglio, ho una visione laterale che riesce a intravedere anche il codice fiscale. Ahahahaha!

Loro si accomodano e cominciano a guardare il menù. Parlano con un tono di voce così basso e moderato che, per un attimo, penso: sono loro che bisbigliano o sono io che ho perso l’udito?

Va beh, niente. Sicuramente lo sguardo, per quanto contorto, è il mio senso alleato. E quando comincio a riflettere che, in fondo, potrei continuare a mangiare il mio antipasto, mi rendo conto che a tavola con me, adesso, ci sono pure loro.

A questo punto te li descrivo.

Lui è alto, non propriamente bello, moro, con una barbetta ben curata. Indossa dei bermuda e una camicia estiva stampata. Occhiali pesanti, scuri.

Lei… Minkia! Scusa il francesismo. Ma quanto è alta?

Seduta è più alta della media ponderata di tutte le donne, me esclusa, che abbasso notevolmente la stima, presenti in sala.

È bellissima!!

Capelli corvino, mossi, raccolti in una coda. Maglietta nera, pantaloncino di jeans corto, abbastanza corto da non lasciare all’immaginazione due gambe chilometriche, che terminano dentro due sneakers della Nike rosa confetto.

Ma alt! Fermi tutti.

Quanto ca**o sono grandi queste scarpe?

Ok, le gambe sembrano binari infiniti verso mete sconosciute, ma saranno almeno un quarantatré. Lo dico muovendo le dita dei miei piedi dentro un misero trentasette che, al solo pensiero del confronto, diventa anche un trentacinque.

Va beh, dai, mi dico, non è che puoi continuare a guardare. Mangia e basta. Intanto attendo la mia prima ed unica portata, oltre all’antipasto, che tanto io non cresco più in altezza, ma se mi regalo anche il secondo poi la bilancia chiede esilio al vicino e mi denuncia alle autorità competenti per possesso di chilogrammi illeciti.

Niente, ti dico, non resisto. Sono troppo attratta da questi due.

Puliti, delicati.

Ormai, sfacciatamente, mi giro ad ogni boccone ad osservarli, mentre loro si sfiorano con lo sguardo, si tengono per mano. Lui le sorride, lei ricambia quasi imbarazzata.

E così, nell’osservare quella scena, in cui la dolcezza è bilanciatissima, come fosse un dessert ma di quelli fatti bene che non ti fanno salire la glicemia a tremila, ma ti appagano pienamente, noto altri dettagli.

In realtà è sempre lei a colpire la mia attenzione. Lui ha un qualcosa che… uhmm… mi sembra quasi scontato. Va beh!

Certo che, oltre ai suoi piedi grandi, anche le sue mani non scherzano. Curatissime, unghie corte, ben tenute, e alle dita qualche anello. Uno, per tutti, è davvero grande. Sembra uno di quegli anelli tribali. Raffigura qualcosa, ma non riesco a capire cosa. Ma, in fondo, che importa!!

La sua pelle è liscissima, scura ma non abbronzata. Mi ricorda Pocahontas, forse anche per via del trucco marcato sugli occhi, che le conferisce uno sguardo da cerbiatta.

Lo so, Pocahontas aveva i capelli lisci ed io ho detto che lei era mossa. Va beh, godo di immaginazione per le somiglianze e, comunque, era per darti un’idea il più vicino possibile a ciò che i miei occhi stavano osservando.

Va beh! Ok, Pocahontas era diversa. Ma ci siamo capiti, giusto?!

È davvero bellissima. Lineamenti non proprio delicati, ma che si armonizzano perfettamente con il suo fare quasi timido, direi.

Insieme sono bellissimi. Che coppia favolosa!!

Ormai sono davvero irretita. Arriva il mio primo e lo mangio quasi senza avvertirne il sapore. I miei occhi, già satolli, mi trasmettono ogni tipo di piacevolezza possibile.

Mi sorprendo a pensare tra me e me - per fortuna - : sembra brutto se giro la sedia e dico: “Voi continuate pure, io mi metto più comoda ad osservarvi mentre pranzate, che mi piacete da matti”, perché sto diventando una lucertola camaleontica a furia di girare solo lo sguardo. Rischio lo strabismo.

E mentre io fantastico nella mia mente, ad un tratto lui chiama il cameriere, che, zelante — o forse anche lui affascinato — arriva subito.

E… tienitiiiiii, sei seduto?

Lui le fa un gesto e le chiede: “Che prendi?”

Lei risponde. E…

ca**ooooooo noooooooo!!

I miei occhi si strabuzzano.

Lei ha una voce, una voce… da uomo.

Lei è un luiiiii e, di conseguenza, lui, che avevo dato per scontato, certo non sarà… da meno.

Subito il mio retropensiero, avanza quasi indispettito con un ...Nooooo.

Per poi diventare un pensiero frontale che grida a squarciagola...ma anche tanto Sìiiii.

Sono sorpresa ed estasiata.

Innamorata persa di questi due.

Che sono, senza alcun dubbio, una manifestazione dell’amore universale.

Mi ritrovo, nel giro di nulla, ad essere innamorata persa.

Dei loro modi.

Dei loro sguardi.

Del loro amore.

Cavolooooo. Cavolooooo. Cavolooooo.

Che bello!!!

La mia mente si annebbia. Poi comincia a tuonare e poi piove dentro la mia testa.

Piove forte.

E poi…Mentre sono lì, tutta zuppa della pioggia che si è scatenata nella mia testa, ed una tormenta di pensieri alla rinfusa, con il cuore a tremila…

…arriva il cameriere, con il conto. Il mio conto.

E noooo, giusto ora!!

Prendo tempo, ma li devo lasciare. Altra gente deve pranzare ed aspetta che lasci il tavolo.

Ebbene, così è andata.

Li ho incontrati, mi sono innamorata, abbiamo avuto una storia d’amore intensa e ci siamo lasciati.

Una storia d’amore brevissima, tra l’antipasto e il conto.

Si può??!

Tra l’antipasto e il conto testo di Vrilly
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